Storia Corviale

Tra storia e degrado

corviale1Chi abita a Roma sud-ovest lo conosce con il nome di "Serpentone". Percorrendo la Portuense verso il mare, appare proprio così: un serpente grigio-bianco, lungo un chilometro, disteso placidamente al sole in cima a una collina. I giornali e gli studiosi, invece, lo conoscono con il nome di "Corviale" o "Nuovo Corviale".
Visto da vicino non è né l'uno né l'altro. In realtà il serpente è un immenso blocco in cemento armato e pannelli di gesso prefabbricati, di proprietà dello Iacp [Istituto autonomo case popolari]: un'unica chilometrica palazzina di nove piani, più due di cantine e un seminterrato per i garage, diviso in 1202 appartamenti, raccolti in cinque lotti. Alle spalle del colosso e parallelo ad esso c'è un edificio più basso, creato originariamente per accogliere famiglie di anziani e persone con disabilità, e a metà circa c'è un prolungamento trasversale dell'edificio, quasi fosse un braccio teso verso i vecchi quartieri. Una geometria quasi perfetta, fantascientifica per chi ha ribattezzato il serpente la "navicella spaziale" di Corviale.
E poi, ancora, le sale condominiali, una sala riunioni e perfino un anfiteatro all'aperto [ora decorato con i graffiti al posto delle scenografie], un intero piano intermedio, il quarto, immaginato per i negozi.
Questo e molto altro sarebbe dovuto essere "Nuovo Corviale" [abitato oggi da circa ottomila persone] secondo il progetto iniziale, che risale al 1975, coordinato dall'architetto Mario Fiorentino. L'idea era quella di modificare sostanzialmente la concezione delle periferie, trovare un nuovo modo per viverle, sulla scia delle teorie di inizio secolo in stile Le Corbusier.
L'aspetto più rivoluzionario del progetto prevedeva servizi efficienti e ampi spazi collettivi: quattro teatri all'aperto, uffici circoscrizionali, la biblioteca, scuole [dall'asilo alle medie], servizi sanitari, mercato, una sala riunioni di cinquecento posti e un intero piano dedicato alle attività commerciali e artigianali. La storia si è svolta un po' diversamente, perché ancora oggi il complesso appare non ultimato e, dicono in molti, c'è stata una cattiva gestione amministrativa. Le prime 122 case assegnate al terzo lotto, a maggio dell'85, non hanno un bell'aspetto, perché molti degli appartamenti finiti da oltre due anni sono lasciati incustoditi e vengono ritrovati danneggiati.La leggenda metropolitana vuole che l'architetto Fiorentino sia morto dopo aver visto la sua creatura, in realtà la sua creatura non è mai esistita, almeno non come lui la voleva.
Otto mila abitanti
Senza troppi indugi l'autogestione è arrivata dal basso, dalla coda del serpente, e oggi Corviale è un'opera collettiva, creazione continua di chi ci abita ormai da lungo tempo. Se da fuori incute un po' di timore misto a stupore, per via del grigio delle grate del quarto piano, dentro è ricco d'immagini contrastanti, segno delle anime diverse che lo abitano. Nei ballatoi lunghissimi, otto chilometri di corridoi umidi e poco illuminati, pensati "per aiutare i contatti umani", si alternano portoni circondati da vasi di fiori ad altri più disadorni o con spesse inferriate che ripiombano nel grigiore dell'ambiente. È facile perdersi tra le tante rampe di scale, ma è palpabile la sensazione che tutti si sono impegnati a migliorare il labirinto in cui vivono. I cunicoli e le numerose fessure, da cui entrano folate d'aria, confermano l'impressione di freddo che ispira lo stabile, ma ci si affaccia dalla parte interna e si respira un'aria diversa: la palazzina più bassa [parallela al serpente] è piena di piccoli giardini privati e tra due torrette [forse per emulare i castelli medievali…] si apre la campagna romana con gli orti [abusivi] dei tanti che si dedicano all'agricoltura.

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